Qualche mattina fa ho avuto come paziente un bel gatto nero a pelo lungo, di nome Clemente, a causa di un problema alla zampa posteriore sinistra.
Conoscevo i proprietari, in quanto vecchi clienti dello studio, mentre era la prima volta che vedevo questo gatto: Clemente è un gatto che vive in casa solo per mangiare o rimettersi dalle lotte e dagli infortuni che gli capitano quando se ne va in giro, per questo motivo dal veterinario ci viene portato solo in caso di “vero” bisogno…e questa volta lo era.

La proprietaria mi ha infatti raccontato che, dopo essere stato via per qualche giorno, il gatto era tornato a casa con una ferita sulla spalla destra ed una zoppia sul posteriore; tale zoppia, a detta della signora, era leggermente migliorata grazie al riposo ma non era sparita. Tale motivo l’ha indotta a portarlo in visita

Dopo aver raccolto l’anamnesi ho iniziato la visita facendo camminare Clemente nella sala visita per constatare il livello di zoppia prima accennato.
Effettivamente la zoppia era evidente e dalla semplice osservazione della sua camminata si è palesato subito che il problema fosse a carico del femore sinistro: il dubbio era tra una lussazione dell’anca e una frattura alta di femore che comunque interessasse in qualche modo l’articolazione coxo-femorale.

La visita a questo punto è entrata nel vivo e sono passato alla palpazione dell’arto interessato a cui sarebbero necessariamente seguite una o più lastre per valutare appieno il problema e la sua entità.
Per eseguire una visita ortopedica con una buona palpazione e delle radiografie in maniera corretta ho dovuto sedare il gatto (che oltretutto è anche molto forastico e poco propenso ad essere maneggiato anche dagli stessi proprietari).

Alla palpazione l’idea della lussazione ha perso credito perchè si apprezzavano dei “rumori di stridore” e perchè non riuscivo a ridurla (cosa strana anche se successo da più di 1 settimana).
Sono quindi passato ad eseguire le radiografie, insieme alla mia collega, nelle due proiezioni latero-laterale e ventro-dorsale necessarie per apprezzare l’eventuale presenza di fratture e la dislocazione dei monconi.

Dopo averle sviluppate e fissate siamo andati a vederle al negativoscopio ed abbiamo potuto evidenziare una frattura scomposta del femore sinistro, con presenza di 3 monconi principali e dislocazione dorso-craniale del moncone distale, dovuta sia al progressivo appoggio dell’arto da parte di Clemente sia a causa della trazione effettuata da parte del complesso muscolare dei glutei e del quadricipite femorale.
Dubbi erano presenti sull’integrità del collo femorale, mentre la testa del femore e l’acetabolo sembravano privi di linee di frattura.

Quest’ultima valutazione (integrità del collo femorale) era di fondamentale importanza per poter pianificare la riduzione della frattura stessa: infatti per poter ridurre una frattura è necessario avere dello spazio prima e dopo la linea di frattura in modo da poter “ancorare” il mezzo di fissazione che si è scelto di usare e poter quindi dare stabilità al complesso monconi di frattura/fissatore e permettere la guarigione della lesione.
Proprio questo dubbio mi ha costretto a mettere in preventivo l’impossibilità di ridurre la frattura e di inserire tra le opzioni la necessità di dover amputare l’arto.
Il giorno seguente in un nuovo appuntamento con la proprietaria avremmo discusso delle lastre e trattato la ferita sulla spalla destra di Clemente con una disinfezione. (segue)

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