La tragedia di Giuseppe Azzarello, il bambino siciliano attaccato e sbranato da un gruppo di cani ad Acireale (Catania), sembrava essere l’ennesima riproduzione di un fatto già avvenuto in passato. Invece, a sorpresa, il fratello Ivan ha confessato che i cani erano i suoi e che più volte aveva detto a Giuseppe di non avvicinarsi al recinto.

Innanzitutto stupisce (fino ad un certo punto) la ferocia con cui i cani si sono avventati sul piccolo, dovendo comunque riconoscere un familiare del padrone, ma stupisce ancora di più lo stato d’animo di queste povere bestie che sono evidentemente state recluse e tenute non certo nelle migliori condizioni.

I continui moniti del fratello maggiore non possono essere una scusante per giustificare il comportamento dei cani nè la sua condotta; tra le altre cose si è scoperto che uno dei cani aveva un microchip (era quindi regolarmente denunciato) e che, dopo alcune ricerche, è risultato rubato.

Si pensa infatti che in quelle zone vengano organizzati combattimenti fra cani, il che spiegherebbe la natura violenta ed aggressiva dei cani di Ivan.

Non possono bastare le lacrime di questo giovanotto, per altro già con precedenti e sotto osservazione delle forze dell’ordine, per lavare il sangue del fratellino e per sottrarre questi cani ad un destino amaro che li vedrà probabilmente soppressi, dopo aver vissuto una breve vita contro natura.

A nostro giudizio andrebbe ripristinata la black list dei cani pericolosi, ma andrebbero anche inasprite le pene per chi maltratta (perchè di maltrattamento psicologico si tratta) i cani e li snatura.

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