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Si stima che una delle più frequenti e comuni cause di litigio fra condomini sia la negligenza dei possessori di cani e gatti, che scatenano nell’animale reazioni mal sopportate dai vicini.

Circa 60.000 liti ogni anno (fonte Aduc) vengono causate dai “lamenti” degli animali che vengono lasciati da soli per molte ore all’interno di un appartamento, e che magari soffrono del poco spazio a loro disposizione in assenza di giardini o altre aree di sfogo.

Se le esigenze lavorative dei padroni, costretti a lasciare ad esempio il proprio cane in casa per 8 ore al giorno, non vengono poi compensate con uscite e passeggiatine serali, ecco che l’animale ne soffre ancora di più e si abbandona a latrati e guaiti che innervosiscono il vicinato.

La questione è abbastanza delicata e fonte da sempre di innumerevoli discussioni: chi difende il diritto di possedere un animale e chi ne critica il presunto “amore” nei loro confronti se poi li si lascia costretti in piccoli spazi.

Qualunque sia la posizione di pensiero, è bene non far ricadere la colpa sugli animali (magari ricorrendo alla purtroppo classica “polpetta avvelenata”) ma affrontare civilmente la questione con il padrone, che è sempre il principale responsabile dell’educazione e del comportamento del suo amico a 4 zampe.

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